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“Badlands” by Halsey

Di Rita VitiellobadlandsBadlands è il primo full lenght, uscito il 28 Agosto 2015 sotto Astralwerks, della giovane Halsey, nata nel New Jersey. Con solo un EP alle spalle (Room 93) questa ragazza già vanta un bel po’ di fan e tour sold out in America. Continua a leggere “Badlands” by Halsey

“I Love You” by Management del Dolore Post-Operatorio

Di Leonardo Passari

I_LOVE_YOU_COVERLoro sono il Management del dolore post-operatorio, che non è il male di vivere, ma la gioia di vivere male. (cit).
I migliori nudisti del rock italiano hanno fatto non uno, ma due giri d’Italia dopo lo sperimentale e riuscitissimo “McMao” del 2014; e dato che loro sono giovani, ribelli, volgari e violenti, hanno passato giusto un po’ di tempo in studio con il produttore Giulio Ragno Favero, bassista del Teatro degli Orrori, e in men che non si dica hanno tirato fuori “I Love You”, quarto cd della band (senza dimenticare di nuovo l’irreperibile “Mestruazioni”), che riconsegna i MaDeDoPo nelle braccia del “cantautorato punk”, di cui “Auff!!” rappresenta la perla di diamante, o di merda (per dirla alla De André).

Prima traccia: una ballad acustica su due, massimo tre accordi, “Se ti sfigurassero con l’acido” è un po’ la definizione che il vocabolario inglese-MaDeDoPoese darebbe della frase che pronunci quando non capisci più niente o quando hai capito tutto: “I love you”. L’amore e la sofferenza sono palpabili nella crudezza delle immagini, irriverenti ma funzionali a comprendere come la storia non sarebbe potuta andare altrimenti, come non ci si può abituare a vedere le cose cambiare, “invecchiare”, “sfiorire”, “morire”. “E’ per questo che sono andato via”.

Il primo video pubblicato in anteprima all’album è stato quello di “Scimmie”, che a onore di cronaca ha lasciato perplesso più di qualche ascoltatore, probabilmente per il semplice fatto di trovarsi troppo all’interno degli schemi musicali che ci si aspetta di vedere continuamente distrutti dal Management. Al di là di questo la canzone forse pecca di un ritornello poco esaltante, mentre il testo è un (ironico?) elogio al progresso della tecnologia senza limiti, dell’homo sapiens sapiens che si fa technologicus.

Il secondo video è quello di “Vieni all’inferno con me”, il protagonista è appena morto: “è sempre stato un coglione” dicono gli amici, mentre la famiglia a lutto pensa di lui: “uno stronzo di meno”.

Dunque la sua punizione, il suo contrappasso, consiste nell’essere dannato in eterno al Paradiso proprio perché egli desiderava andare all’Inferno, e si ritrova quindi in un Regno dei cieli vuoto, freddo, con Pietro che ha perso le chiavi e dove “non è vero che si può volare, non si può scopare, non si beve, non si può mangiare”.

“Per scrivere un curriculum” è un accurato tutorial su come farci assumere: bisogna parlare di qualcuno che non ci appartiene, “conta più chi ti conosce, di chi conosci tu”. Il risultato è che chi scrive di sé, dei suoi amori, dei suoi viaggi, dei suoi sogni e desideri, come anche chi scrive come se non parlasse mai di sé stesso viene ugualmente triturato dalle macchine insieme al suo curriculum. Chi viene eliminato dal sistema e chi si elimina per giocare nel sistema.

Sull’onda del tema del lavoro e dei suoi infiniti problemi (alla faccia dell’Articolo 1 della Costituzione) si inserisce “La patria è dove si sta bene”. Lavorare da schiavi fino a quel giorno in cui “tagliarsi le vene non era il caso, e allora tagliavo la corda”, e ricominciare a vendersi come una puttana al miglior offerente, stancarsi e cambiare partner continuamente, questa è l’Italia, ma la patria è dove si sta bene “ed io sto bene lontano da te”, chiaro?

“Le storie che finiscono male” sono tante e pesanti; chi a forza di strozzare grida tutte le sere non ce la fa più e vola dal tetto. Il dottore che opera male e uccide un bambino, e anestetizza il dolore con i soldi. Il sacerdote che abusa di te, ma sei forte per non dare dolore a tua madre, e poi gli incidenti e gli ospedali, dove “l’infermiera non è bona, questo non è un porno, l’infermiera è una stronza”. E per ultime le storie che finiscono dietro le sbarre “con le botte degli sbirri e i manganelli, quelli sì che fanno male, Dio se fanno male!”.

“Il Primo Maggio” è una pesante invettiva contro la Chiesa nonostante il titolo suggerisca tutt’altro tema, e da qui l’album si avvia alla conclusione con uno dei suoi migliori brani, “Il mio giovane e libero amore”, prima anteprima dell’album pubblicata in streaming per 24 ore a Pasquetta, dove nell’ubriachezza molesta elemosinavo una connessione wifi nella foresta amazzonica per poterla ascoltare. Ci riuscii, ma poi ho dovuto risentirla e risentirla e risentirla ed è semplicemente stratosferica. Il testo è ispirato allo scritto “Il sogno della mia adolescenza” del poeta, intellettuale, filosofo, anarchico italiano Renzo Novatore sotto lo pseudonimo wildiano di Sibilla Vane.

“Chiamatemi pazza, chiamatemi troia e perversa, sono vecchi nomi che non mi commuovono più”.

“Lasciateci divertire” chiude un album che si chiama “ti amo” ma che non sfiora mai neanche lontanamente l’amore “istituzionalizzato” della musica, e le sue parole dicono tutto e il contrario di tutto, noi siamo mutevoli, incostanti, vaghi e imprecisi, facciamo errori, ma alcuni errori sono più sbagliati di altri. Non sappiamo nulla di noi a parte una cosa: ci vogliamo divertire, e lasciateci divertire!

Era difficile, molto difficile fare meglio di “Auff!!” e “McMao”, e infatti non è detto che ci siano riusciti, la pecca di “I Love You” è solo quella di avere dei genitori perfetti (“Auff!!” il padre, “McMao” la madre”) che riponevano grandi, grandissime responsabilità nel loro bambino. Non avranno salvato la città dal crimine come Spiderman, ma hanno salvato di nuovo la musica italiana.

Best Tracks: “Vieni all’inferno con me”, “Le storie che finiscono male”, “Il mio giovane e libero amore”.

Vote: 5/5

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#20 Ai tempi miei MTV trasmetteva ancora la musica…

Ho avuto tre genitori. Tre splendidi genitori: mamma, papà ed MTV; e non sono per nulla meravigliato dal disastro delle nuove generazioni, talmente arrapate che quando escono dall’utero materno piangono e piangono e piangono! Noi no, o almeno, io spero di far parte di quella generazione che un po’ si è salvata, di quelle persone che uscendo dall’utero materno hanno ringraziato il dottore con una virile stretta di mano, si sono messi giacchetto e cappello, hanno pagato il parto alla segretaria e sono usciti, insomma uomini ancor prima di nascere. In realtà uomini non lo eravamo per niente (lo dite voi!) ma se mamma e papà non si muovevano allora qualcosa bisognava fare e lì c’era MTV. Continua a leggere #20 Ai tempi miei MTV trasmetteva ancora la musica…