“1,2,3,4 I Cretini saltano ancora: An Italian Tribute to the Ramones”

Di Elisa Susini

rocketman-records-releases-1-2-3-4-i-cretini-saltano-ancora-an-italian-tribute-to-the-ramones-for-the-love-of-punkCiao a tutti, quando si tratta di imprese titaniche, come ad esempio recensire le più grandi e lunghe compilation della nostra scena punk rock, arrivo io.
L’ultima fatica era stata il “P.G.A. Italian Punks Go Acoustic”, lì erano solo 41 canzoni, adesso invece, con il tributo ai Ramones, “1,2,3,4 I Cretini saltano ancora: An Italian Tribute to the Ramones”, andiamo oltre.
A distribuirlo in forma digitale dal 23 aprile 2014 ci pensa la Rocketman Records, su idea del buon Chicco dei Latte+, che nel 2014, a 38 anni dall’uscita del primo album della band e a 40 anni dalla formazione della band stessa, ha deciso che sarebbe stato d’obbligo omaggiare la più grande punk rock band di tutti i tempi.
Gli artisti che si sono cimentati in questo tributo sono 63, ognuno è rimasto fedele alla propria impronta musicale mettendo del proprio in ogni brano e il risultato è ottimo.

Come ben sapete nelle nostre recensioni noi diamo il nostro parere su ogni canzone, quindi, senza troppe altre distrazioni, passiamo a parlare di ogni brano.

L’album si apre con il sound inconfondibile dei Senzabenza in “Cretin Hop”, per poi passare al ritmo serrato dei nostri Ramones italiani, i Manges, con “Bad Brain”.

La cover della bella “You’re Gonna Kill That Girl” spetta ai Crummy Stuff, che personalmente non sentivo dai tempi di Fuck Europe, ma non potevano mancare in questo tributo, visto che il loro nome, preso da una canzone dei Ramones, parla da solo.

Teenage Lobotomy” fatta dagli Impossibili gasa tantissimo, mentre i Mondo Topless mettono un po’ del loro sound garage in “Chinese Rock.”

“Sitting In My Room” dei Rappresaglia invece non mi esalta mentre su “Bonzo Goes To Bitburg” non mi so esprimere molto perché è una delle canzoni della mia vita e mi risulta “incoverizzabile”, però i Crooks l’hanno resa bene.

Nell’ascoltare “Rockaway Beach” dei Meat For Dogs penso che l’Italia sia il primo paese al mondo in cui ogni band punk rock nasce come band ispirata ai Ramones e quindi ogni cover di questo tributo è molto sentita perché queste band sono quasi tutte Ramones dipendenti.

La voce di Paolo Gerson su “The KKK Took My Baby Away” ci sta tantissimo ed è bello risentire I Monelli con “Judy Is A Punk.”

Poi tocca ai Latte+ che si sono scelti una big song per rendere omaggio in maniera perfetta ai nostri Ramones, “Glad To See You Go”. Stessa cosa per i Killtime, che un sound molto pulito su “You Sound Like You’re Sick” spaccano tutto.

Leeches ci portano una “Makin’ Monsters For My Friends” senza infamia e senza lode.
Sugli Andead c’è da dire solo che la loro cover di “R.A.M.O.N.E.S.” va più veloce anche di quella dei Motorhead e questo vuoldire tantissimo, mentre i Tough non si commentano da quanto ci danno dentro con “I Don’t Want You.”

“Main Man” dei Wardogs invece non mi convince e i Duff hanno usato forse un po’ troppo aututone su “I Wanna be Sedated.”

Teenage Gluesniffers hanno reso bene, a modo proprio, “Something To Believe In.” 

RFC (quelli di una mamma punk) ci provano ad aggiungere le trombe a “Do You Believe in Rock’n’Roll Radio?” ma non hanno lo stesso effetto delle originali.

I toscani Bom Prò si aggiudicano “I Can’t Be” e ne fanno un’ottima cover rimanendo sul classico; mentre i Totale Apatia si cimentano in un’acustica “Pet Sematary”, che come idea ci starebbe, ma il modo in cui è resa non mi piace, e anche a “I Wanna Live” rifatta dai Lobotomies manca qualcosa.

Guacamay portano un po’ del loro combat punk in “Tomorrow She Goes Away” mentre i Bermudas portano il surf e il rock’n’roll in “Let’s Dance”. “Born To Die In Berlin” dei GPL è molto rancidiana e non ho ancora capito se mi convince o no, mentre per quanto riguarda gli Enthused, la loro cover di “Suzy Is Headbanger” è ottima, così come “California Sun” dei Mentos.

Verso la metà del disco è il turno dei Dear Dust che ci regalano una bella “Poison Heart”, tra l’altro la canzone è adattissima a loro, secondo me. La cover è fedele all’originale e ben suonata ma sul finale la band si lascia andare e le urla di Manuel ci portano via. Bravoni come sempre i Dear Dust.

Cavrones non li conoscevo ma ho scoperto che sono una cover band dei Ramones. Loro ci suonano “Oh Oh I Love Her So”, i Kantina 27 “Outsider” e i Romanez “Don’t Bust My Chops”  ma sono tutte e tre delle cover non impressionanti.

Mi stupisco nel vedere che nel tributo ci sono anche i miei vicini di casa, i Causa, ma  “Rock’N’Roll Highschool” in versione ska punk è troppo snaturata. Così come la rockabilly “Sheena Is A Punk Rocker” dei Kitty Kat Combo.

La cover di “I Just Wanna Have Something To Do” dei Fantasia Zero sembra fatta da una cover band dei Distillers e i Distillers nel 2014 non piacciono più, invece i Videogirl ci regalano una “Questioningly” interamente acustica, che non sarebbe male se il cantante non cercasse di imitare troppo la voce di Joey.

 “You should never have opened that door” dei Ratbones e “I Believe in Miracles” dei Pejote Candies  le ho ascoltate più volte per capire cos’è che non mi convincesse, solo che non l’ho ancora capito, però so che preferisco “Danny Says” dei Mighty Goose e  “I Don’t Wanna Grow Up” dei Jerry Moovers perché sono più personali.

Un’altra bella cover è quella dei Topper Harleys“Listen To My Heart” e i Kill That Girl mi stupiscono perché credevo che avrebbero fatto una versione da battaglia di “Have You Ever Seen The Rain?”, invece è in acustico ed è tanto bella, con le doppie voci di Leonardo e Martina che insieme vanno alla grande.

Ad un certo punto arriva questa band che si chiama Divorami e che canta in italiano “Somebody put something in my drink” dicendo “qualcuno mi ha drogato il drink”.

“Ignorance Is Bliss” dei Radioshakedown è un po’ troppo grezza e i L’Ondes un po’  troppo ska per “Now I Wanna Sniff Some Glue”  mentre i Galli di Memphis sono perfetti per “Surfin’ Bird”.

 I S.O.C.S vanno veloci con “We’re a Happy Family”; la versione di “Baby I Love You” dei Palline è un po’ troppo persa negli anni 60 e i Club27 con “I Just Want To Have Something To Do” non mi sono piaciuti sia perché pronunciano male l’inglese, sia perché cantano in maniera abbastanza monotona. Le Rockaway Bitches però ci fanno  “Pinhead” e loro sono brave.

Lester Greenowski danno un tocco di Husker Du a “Today Your Love, Tomorrow The World.”

“Slug” fatta dai Goonies diventa un po’ garage; “Censorshit” dei Gretel’s Dance non spicca invece e i Ronin hanno rovinato “Mental Hell” però i Better Have a Plan (B) non sono male in “Do You Wanna Dance?.” 

Belle anche “Beat On The Brat” dei Muttley Crew“Bye Bye Baby” di Giuse (ma che nome è poi? sembra essere uno che passava di lì per caso) e “Commando” dei Kosher Salamis“Carbona, Not Glue” ce la presentano i Green For A Day, che suppongo siano una tribute band dei Green Day in cui per fortuna il cantante non ha la voce uguale a Billie Joe; “I Wanna Be Your Boyfriend” di Andre Suckers è rockeggiante ma “Life’s a Gas” del Collettivo 01 ricalca troppo l’originale.

“Here Today, Gone Tomorrow” dei Telezombies è un lamento e non so cosa dirvi se non che forse questo lamento è un po’ anche il mio perché finisco sempre a fare le recensioni più lunghe della storia di aimatrabolmeicher.

Ad una canzone dalla fine arrivano i Same Old Story con “Blitzkrieg Bop” e mi accorgo che non l’aveva ancora fatta nessuno, forse sarebbe stato meglio perché si abusa un po’ troppo di questa canzone, ma non poteva mancare tutto sommato.

Siamo arrivati alla fine del tributo e per ultimi vengono giustamente lasciati Gli Ultimi con “She’s The One” che chiudono bene questo tributo ai Ramones.

Io invece chiudo la baracca dicendo che questo tributo è stata una gran bella idea; forse 63 canzoni sono un po’ troppo dispersive perché le band sono tantissime e non ti rimangono tutte in mente. Alla fine su 63 canzoni la metà sono davvero ottime cover, le altre lasciano un po’ a desiderare ma quello che conta è l’importanza di questo tributo perché tutte le band della scena punk rock italiana si sono messe in gioco omaggiando la più grande band di sempre.
Quindi complimenti a tutti voi che fate parte di questa compilation, ai Ramones ovviamente e un po’ anche a me perché finisco sempre a recensire queste grandi odissee musicali; Gabba Gabba Hey a tutti quanti.

(Grazie anche per aver creato una nuova band, i Rocket To Kentucky, spinoff delle Methadones Trio, ma questa è tutta un’altra storia).

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